Ci sono tanti tipi di film: alcuni ti inchiodano alla poltrona con intrighi complessi ed elaborati, altri ti catturano con effetti speciali apocalittici, altri ancora sono semplicemente di una noia mortale.Ma pochi film instaurano con lo spettatore un rapporto così stretto e oserei dire "intimo" come questo piccolo gioiello americano.
L'anno è il 1985 e il regista è quel John Landis che pochi anni prima ci aveva regalato dei gran film quali erano Blues Brothers e Animal House (un curriculum da puro sangue, insomma).
L'incipit è piuttosto classico: nella stantia vita di un ingegnere piccolo borghese piomba all'improvviso una donna: bionda, misteriosa e in fuga da un manipolo di spietati sicari.
Ma se gli sviluppi della vicenda sono sicuramente prevedibili, ciò che davvero stupisce di questo Into The Night (malamente tradotto in Italia con "Tutto in una notte") è l'atmosfera.
Sullo sfondo di una notte luminosa e brulicante di vita sfila un variopinto serraglio di personaggi folli e sconnessi: sconclusionati assassini mediorientali, sosia di Elvis, attricette scosciate ricoperte di lustrini e un killer britannico schizzato (David Bowie).
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A questa isterica sarabanda fa da contrappunto la flemma del protagonista, un Jeff Goldblum ironico e pacato che guarda rassegnato la bella sconosciuta sconquassargli la vita.
All'inizio, come il protagonista, lo spettatore rimane frastornato e confuso, ma piano piano si affeziona irrimediabilmente ai folli comprimari della vicenda, tanto che alla fine del film si sentirà come se avesse lasciato una combriccola di chiassosi amici.
Intendiamoci, non stiamo certo parlando dell'ultima puntata di Mamma ho perso l'aereo, anzi! Landis, ricordandoci la sua passione per l'horror, non si risparmia di inserire morti ammazzati e una certa dose di sangue, che però non inficia minimamente il clima surreale da commedia sofisticata, in cui il vero protagonista è la notte. Sulle note di un commento musicale blues/anni '80 ispiratissimo (eseguito dal grandissimo B.B. King) è come se fossimo noi a venire sballottati da un punto all'altro della città da un'atipica femme fatale (una Michelle Pfeiffer nel suo momento di massima gloria).

Non è certo un film perfetto: alcuni "buchi" nella sceneggiatura e qualche generale caduta di ritmo rovinano un' opera che avrebbe potuto essere un capolavoro da antologia. E invece abbiamo per le mani "solo" un piccolo gioiellino, con tutte le sue imperfezioni del caso, ma genuino come pochi.
Voto: 8/10
L'anno è il 1985 e il regista è quel John Landis che pochi anni prima ci aveva regalato dei gran film quali erano Blues Brothers e Animal House (un curriculum da puro sangue, insomma).
L'incipit è piuttosto classico: nella stantia vita di un ingegnere piccolo borghese piomba all'improvviso una donna: bionda, misteriosa e in fuga da un manipolo di spietati sicari.
Ma se gli sviluppi della vicenda sono sicuramente prevedibili, ciò che davvero stupisce di questo Into The Night (malamente tradotto in Italia con "Tutto in una notte") è l'atmosfera.
Sullo sfondo di una notte luminosa e brulicante di vita sfila un variopinto serraglio di personaggi folli e sconnessi: sconclusionati assassini mediorientali, sosia di Elvis, attricette scosciate ricoperte di lustrini e un killer britannico schizzato (David Bowie).
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A questa isterica sarabanda fa da contrappunto la flemma del protagonista, un Jeff Goldblum ironico e pacato che guarda rassegnato la bella sconosciuta sconquassargli la vita.
All'inizio, come il protagonista, lo spettatore rimane frastornato e confuso, ma piano piano si affeziona irrimediabilmente ai folli comprimari della vicenda, tanto che alla fine del film si sentirà come se avesse lasciato una combriccola di chiassosi amici.
Intendiamoci, non stiamo certo parlando dell'ultima puntata di Mamma ho perso l'aereo, anzi! Landis, ricordandoci la sua passione per l'horror, non si risparmia di inserire morti ammazzati e una certa dose di sangue, che però non inficia minimamente il clima surreale da commedia sofisticata, in cui il vero protagonista è la notte. Sulle note di un commento musicale blues/anni '80 ispiratissimo (eseguito dal grandissimo B.B. King) è come se fossimo noi a venire sballottati da un punto all'altro della città da un'atipica femme fatale (una Michelle Pfeiffer nel suo momento di massima gloria).

Non è certo un film perfetto: alcuni "buchi" nella sceneggiatura e qualche generale caduta di ritmo rovinano un' opera che avrebbe potuto essere un capolavoro da antologia. E invece abbiamo per le mani "solo" un piccolo gioiellino, con tutte le sue imperfezioni del caso, ma genuino come pochi.
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